A Colazione con PGA 4 maggio 2017

 

 

 

 

Il 4 maggio, presso Biancolatte, abbiamo incontrato Valeriano Chiaravalle, compositore, arrangiatore e direttore d'orchestra. Ci ha raccontato la sua esperienza: dirigere un'orchestra richiede capacità di leadership, di negoziazione, di assertività, di comunicazione, proprio come nell'attività in azienda. 

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chiar3Valeriano, attraverso il racconto della sua esperienza e del suo modo di affrontare sfide sempre nuove e situazioni complesse, ci ha dato spunti di riflessione molto interessanti su cui lavorare.

Tra le altre cose, gli abbiamo chiesto:chiar2

1. Come si diventa Direttore d'orchestra e perchè?
Attraverso un percorso accademico, il Conservatorio, lo studio classico. Perchè? Per passione! Certamente, c'erano stati dei "segnali": un'indole fortemente incline alla musica, l'evidenza di un talento. Il percorso è stato lungo e dura ancora.

2. Come si dirige un'orchestra? 
Nella musica pop chi dirige è chi ha creato l'orchestrazione, il "contorno" alla voce, l'arrangiamento. Il direttore d'orchestra classico invece, è un grande interprete di opere già scritte. In entrambi i casi bisogna capire chi si ha davanti, relazionarsi con i musicisti e con le loro peculiarità. 

3. Come funzionano i rapporti tra orchestrali e direttore? 

La spalla, il primo violino, è colui che è preposto a mediare i rapporti tra l'orchestra e il direttore, molti dei messaggi che il direttore vuole far arrivare ai musicisti vengono comunicati alla spalla, che fa da "interprete". Anche nell'orchestra e  all'interno delle singole sezioni, c'è una rigida gerarchia, c'è un rapprensentante per ogni sezione dell'orchestra, che è colui con il quale si deve rapportare il direttore per comunicare con quella sezioni di strumenti. Ci possono essere orchestre molto affiatate, altre meno, divise da antipatie, da rivalità, dall'adesione a sindacati diversi. E i rapporti si complicano, diventa necessario sapersi relazionare con ognuno, saper negoziare, saper gestire i possibili conflitti e allo stesso tempo riuscire ad essere autorevoli, facendo valere la propria leadership, che si guadagna con l'esperienza. e dando prova delle proprie competenze. Fa parte della crescita professionale.

4. Quando componi un'orchestra, come scegli i musicisti?

La caratteristica primaria è il carattere, cerco di scegliere belle persone, nel senso di persone disposte a condividere musicalmente quello che si sta facendo. Si lavora con il bello, con l'arte, ci deve essere la voglia di condividere e di stare bene con gli altri, non basta essere molto bravi tecnicamente, quando si suona c'è un rapporto molto forte tra le persone. Può capitare che nascano dei problemi, soprattutto quando l'orchestra è già costituita da altri, allora succede di doversi arrabbiare richiamando ad un comportamento professionale. Dopodichè si arriva ad un rapporto di rispetto reciproco. Si vivono anche molti momenti che non sono legati alle prove, momenti conviviali che contribuiscono a conoscersi meglio e a rendere più solido il rapporto di cooperazione.

5. Si capisce se i musicisti sono motivati? In qualche modo questo aspetto è influenzato dalla direzione?

Si capisce subito se i musicisti sono motivati o meno, persino dalla gestualità, da come impugnano lo strumento, la loro motivazione influenza la performance finale. Il direttore d'orchesta ha fondamentalmente una funzione motivazionale, se è bravo riesce a tirar fuori il carattere di ognuno, la sua è una leadership situazionale.

Come gestisci lo stress tuo e dei musicisti?

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Mantenendo la concentrazione. Ripasso gli appuntamenti visivi con l'orchestra, spostando l'attenzione su quello che c'è da fare nell'immediato, più che sulla performance finale. L'importante è non far capire all'orchestra che sei teso, è importantissimo dare un attacco fermo e deciso, in modo che l'orchestra capisca subito con chi ha a che fare. 
Se c'è tensione tra i musicisti, cerco di capire il motivo e se possibile, di risolverlo. Cerco sempre di creare empatia, condividendo il problema e cercando una soluzione. E' come una grande famiglia. 

6. Come si concilia la direzione "classica" con quella pop?

Saper fare entrambe le cose non è da tutti, è uno skill in più, non è facile avere entrambe le competenze e sono pochi i direttore che ce le hanno. 

7. Come si diventa direttori (dal punto di vista della leadership)?

Sicuramente ci vuole un'attitudine per gestire le persone, per saper negoziare e mediare nei rapporti interpersonali, e poi si esercita negli anni, migliorando man mano che l'esperienza aumenta. Ci sono momenti in cui si media e momenti in cui è necessario impuntarsi ed essere fermi e autorevoli facendo rispettare il proprio ruolo. Uno sguardo di condivisione e di accompagnamento e partecipazione, poi, crea sintonia con i collaboratori. Io cerco sempre di rendere tutti partecipi e alla fine ringrazio tutti.

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Dietro ogni progetto c'è un grande lavoro di studio, di preparazione, di relazione con i vari professionisti coinvolti, di negoziazione tra le esigenze del cantante, quelle dei committenti, quelle dei musicisti, di gestione dei conflitti che emergono di volta in volta. Spesso, guardando la performance finale, non ci si rende conto dell'enorme lavoro che c'è dietro.

 

 

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Fotografie a cura di © 2017 Stefano De Iaco

 

 

 

"Chi pensa di guidare gli altri e non ha nessuno che lo segue sta solo facendo una passeggiata."
John Maxwell