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Work Life Balance vs Smart Working

Chiunque si sposti per raggiungere il proprio posto di lavoro ha fin troppa esperienza di traffico e sovraffollamento negli orari cosiddetti “di punta”. E’ quindi evidente a tutti che se ci si spostasse di meno e con orari molto più variabili e flessibili, si alleggerirebbe molto la congestione tipica dei nostri centri urbani, riducendo allo stesso tempo il livello di stress di chi è costretto a muoversi.
Gli orari di lavoro più diffusi sono ancora rigidi e vincolanti, legati ad una cultura prettamente industriale. Ciò evidenzia quanto il Work Life Balance sia importante e come debba essere la base sulla quale sia le aziende che le amministrazioni pubbliche possano sperimentare nuove soluzioni organizzative. Una gestione del tempo restituita ai singoli può addirittura aiutare ad accrescere il PIL, generando un circolo virtuoso nell’incrementare la qualità di vita della popolazione e generando dinamiche sociali, politiche ed economiche virtuose.

 

colazione 14 dicembre"Chi vuole qualcosa, trova una strada. Gli altri, una scusa"

Eccoci alla nuova edizione di "A colazione con PGA". Questa volta incontreremo Silvia Parente, Medaglia d'Oro nello Slalom Gigante alle Paralimpiadi di Torino 2006, oltre che campionessa mondiale di arrampicata sportiva e vela.

Anche questa volta, attraverso l'esperienza di Silvia, ci confronteremo con temi importanti: il superamento dei propri limiti, la fiducia negli altri, la proattività, la resilienza.

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Il valore dello Smart Working

Lo smart working, come visto nelle precedenti puntate, ha molteplici punti di forza: riesce a migliorare la soddisfazione delle persone che lavorano con questa modalità organizzativa, ne migliora le performance,  dando loro maggiore libertà nell'orgnizzarsi le giornate e il lavoro, responsabilizza i singoli e i gruppi di lavoro nel coordinamento delle attività e fa emergere stili di leadership meno autoritari. L'Osservatorio sullo smart working del Politecnico di Milano stima in circa 13,7 miliardi di euro il valore per l'Italia, legato allo smart working potenziale. Inoltre se pensiamo ai vantaggi in termini di soddisfazione, salute, meno inquinamento, meno spostamenti, i guadagni sono sicuramente superiori.

 

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Employer Branding & Millenials

Un’azienda che applica lo smart working risulta molto più attrattiva anche per le persone che vi vorrebbero lavorare. Essa comunica all'esterno che non rimane statica e immutabile, ma che al suo interno si ha il coraggio di intraprendere un percorso per migliorare e porre al centro dell'organizzazione le proprie risorse. Anche lo smart working quindi è una strategia di Employer Branding.
"L’Employer Branding è a tutti gli effetti un’attività di marketing che, anche se prende spunto dal miglioramento del valore della marca come luogo di lavoro, tende a concorrere al miglioramento del brand in generale. La finalità è quella di evidenziare internamente ed esternamente la qualità del proprio brand come luogo di lavoro ma non solo. Il target della disciplina, quindi, è sì composto dai dipendenti dai potenziali dipendenti e dagli aspiranti dipendenti ma, a cascata, anche dai consumatori."

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Lo smart working aumenta la produttività

"Lo smart working aumenta la produttività del 15%" queste le parole di Mariano Corso, docente e responsabile scientifico dell'Osservatorio Smart Working del Politecnico di Milano. Cerchiamo di capire come ciò sia possibile. Lo smart working è, a tutti gli effetti, un modello manageriale diverso da tutte le altre modalità di lavoro flessibile che, negli anni, sono state via via implementate. Esso focalizza l’attenzione sul raggiungimento degli obiettivi: il lavoro viene organizzato e misurato in base ai risultati. La flessibilità che connota lo smart working non si traduce unicamente nel lavorare da casa, ma consente ai lavoratori di sentirsi meno vincolati dal luogo fisico e al contempo di condividere gli obiettivi dell'azienda. Il lavoratore viene responsabilizzato ed è maggiormente coinvolto e motivato. Le statistiche confermano tale dato mostrando che solo l'1% degli smart worker è insoddisfatto, a fronte di un 17% dei lavoratori “tradizionali”. Questo è senza dubbio un enorme passo avanti.