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Il valore dello Smart Working

Lo smart working, come visto nelle precedenti puntate, ha molteplici punti di forza: riesce a migliorare la soddisfazione delle persone che lavorano con questa modalità organizzativa, ne migliora le performance,  dando loro maggiore libertà nell'orgnizzarsi le giornate e il lavoro, responsabilizza i singoli e i gruppi di lavoro nel coordinamento delle attività e fa emergere stili di leadership meno autoritari. L'Osservatorio sullo smart working del Politecnico di Milano stima in circa 13,7 miliardi di euro il valore per l'Italia, legato allo smart working potenziale. Inoltre se pensiamo ai vantaggi in termini di soddisfazione, salute, meno inquinamento, meno spostamenti, i guadagni sono sicuramente superiori.

 

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Employer Branding & Millenials

Un’azienda che applica lo smart working risulta molto più attrattiva anche per le persone che vi vorrebbero lavorare. Essa comunica all'esterno che non rimane statica e immutabile, ma che al suo interno si ha il coraggio di intraprendere un percorso per migliorare e porre al centro dell'organizzazione le proprie risorse. Anche lo smart working quindi è una strategia di Employer Branding.
"L’Employer Branding è a tutti gli effetti un’attività di marketing che, anche se prende spunto dal miglioramento del valore della marca come luogo di lavoro, tende a concorrere al miglioramento del brand in generale. La finalità è quella di evidenziare internamente ed esternamente la qualità del proprio brand come luogo di lavoro ma non solo. Il target della disciplina, quindi, è sì composto dai dipendenti dai potenziali dipendenti e dagli aspiranti dipendenti ma, a cascata, anche dai consumatori."

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Lo smart working aumenta la produttività

"Lo smart working aumenta la produttività del 15%" queste le parole di Mariano Corso, docente e responsabile scientifico dell'Osservatorio Smart Working del Politecnico di Milano. Cerchiamo di capire come ciò sia possibile. Lo smart working è, a tutti gli effetti, un modello manageriale diverso da tutte le altre modalità di lavoro flessibile che, negli anni, sono state via via implementate. Esso focalizza l’attenzione sul raggiungimento degli obiettivi: il lavoro viene organizzato e misurato in base ai risultati. La flessibilità che connota lo smart working non si traduce unicamente nel lavorare da casa, ma consente ai lavoratori di sentirsi meno vincolati dal luogo fisico e al contempo di condividere gli obiettivi dell'azienda. Il lavoratore viene responsabilizzato ed è maggiormente coinvolto e motivato. Le statistiche confermano tale dato mostrando che solo l'1% degli smart worker è insoddisfatto, a fronte di un 17% dei lavoratori “tradizionali”. Questo è senza dubbio un enorme passo avanti.

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Gli effetti diretti e indiretti dello smart working

La legislatura configura lo smart working regolamentando quello che le organizzazioni possono fare in termini di: lavoro da remoto, tecnologie digitali, flessibilità di orari, ripensamento degli spazi, dando una visione globale degli effetti diretti del lavoro agile.
La domanda più importante diventa, quindi, se queste azioni di tipo organizzativo abbiano un reale effetto sulla vita quotidiana, lavorativa e non.
Secondo diversi studi gli effetti benefici dello smart working appaiono essere molteplici. Citando Mariano Corso, responsabile scientifico dell’Osservatorio del Politecnico di Milano: “Dobbiamo ancora trovare degli aspetti negativi dell’applicazione dello smart working.” Le sue parole fanno ben sperare per il diffondersi dello smart working e per la progressiva presa di coscienza da parte delle aziende.

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Grazie alla legge n. 81 del 22 maggio scorso ed in vigore dal 14 giugno, lo smart working è diventato  una realtà a cui molte aziende stanno dedicando attenzione. Viene definito dall’Osservatorio sullo smart working del Politecnico di Milano come una “filosofia manageriale fondata sulla restituzione alle persone di flessibilità ed autonomia nella scelta degli spazi, degli orari e degli strumenti da utilizzare, a fronte di una maggiore responsabilizzazione sui risultati.”

Questa definizione può però lasciare qualche dubbio e un po’ di confusione: come descritto nel decreto, lo smart working appare essere solamente una modalità per definire il rapporto di lavoro subordinato, non una tipologia contrattuale. Gli obblighi e i vincoli del lavoratore e del datore di lavoro rimangono i medesimi, a prescindere da accordi specifici o sindacali.

Il lavoro agile prevede che non vi siano vincoli precisi riguardo all’orario o al luogo ma che vi sia un’alternanza tra momenti di lavoro all’interno dell’azienda e momenti all’esterno, senza indicazione di dove dovrà essere svolto, ma entro il limite massimo delle ore lavorative.